Fondazione e Chiesa di San Giuseppe dei Nudi

Interno Chiesa San Giuseppe dei Nudi

Indirizzo:

Via San Giuseppe dei Nudi, 14

80135 Napoli

Telefono: 081 549 6421

Orari:

domenica 9.00

Fondazione e Chiesa di San Giuseppe dei Nudi

Dove i poveri ricevevano vestiti e sfrucoliavano la famosa mozzarella
di Almerinda Di Benedetto tratto da Napoli in love/3, Compagnia dei Trovatori Edizioni, Libreria Vita Nova, 2018.

L’Arciconfraternita di San Giuseppe dell’Opera di Vestire i Nudi, oggi trasformata in Fondazione, ha sede nel settecentesco palazzo di via Mancinelli al civico 19. L’omonima Congregazione, ispirata alla terza delle sette opere di misericordia corporale indicata nel racconto evangelico – da cui il motto simbolo dell’Ente “Nudus eram et cooperuistis me” (Ero nudo e mi avete vestito) – viene fondata a Napoli il 6 gennaio 1740. Su consiglio ed incoraggiamento del padre spirituale Giuseppe Maria di San Carlo dei Carmelitani Scalzi, e con il sostegno di alcuni ‘gentiluomini’ napoletani, Francesco Cerio, Domenico Orsini e Nicola Antonio Pirro Carafa creano un pio sodalizio scegliendo la protezione del patriarca San Giuseppe. Con l’adesione reale il 30 giugno 1740, che permise di fregiarsi del titolo completo di ‘Regal Monte e Congregazione di San Giuseppe dell’Opera di Vestirei Nudi e Vergognosi’, l’istituzione diede inizio alla propria attività con la donazione di sette vesti per altrettanti poveri e bisognosi, un rito solenne perpetuato in forma sempre crescente fino alla prima metà del Novecento, e sostituito in seguito da tutte quelle attività svolte nello spirito di solidarietà sociale che tuttora distingue l’istituzione. L’Ente vanta dunque origini illustri e il sostegno della Casa Borbonica prima e di quella Savoia più avanti, oltre l’appoggio perpetuo della Chiesa a partire dal primo beneplacito di papa Benedetto XIV del 15 ottobre del 1745.

Quella Pinacoteca intrigante e il re col cappuccio in mano

Nelle sale espositive, visitabili solo dietro appuntamento, si raccolgono dipinti dal ‘300 al ‘800 (e tra questi una rilevante Madonna dell’umiltà su tavola cinquecentesca, alcune tele di Francesco De Mura e una Madonna con bambino di Giuseppe Sonito), sculture, arredi sacri, una singolare raccolta di antiche reliquie, e una splendida collezione di pianete, piviali, borse e veli da calice che va dall”800 al ‘900, ricca al punto da costituire da sola un nucleo cospicuo e significante del patrimonio. Curiosa e intrigante è la Pinacoteca di ritratti dei benefattori, che accoglie anche quelli di Carlo di Borbone, Ferdinando IV e Ferdinando II col cappuccio sul braccio e le insegne della Confraternita.

Nell’Archivio l’autografo di Carlo e i fondi musicali di Giovanni Paisiello

Di grande importanza è l’Archivio documentale, che conserva il prezioso autografo di Carlo di Borbone con l’avallo regio del sodalizio, datato 30 giugno 1740. Va segnalato inoltre il prezioso fondo musicale, con un corposo numero di manoscritti di opere di grande interesse, per lo più inedite, composte da alcuni dei rappresentanti dell’antica e gloriosa Scuola Musicale Napoletana. Basti ricordare Giovanni Paisiello, chiamato come maestro straordinario di Cappella nel 1801, che i Confratelli accolsero con un privilegio pari a quello da lui accordato alla corte reale.

Quel mitico bastone fiorito dall’Inghilterra nella casa del cantante evirato

Fulcro della collezione è l’antichissima reliquia rappresentata dal bastone fiorito di San Giuseppe, in legno di cedro, oggetto di culto da quasi tre secoli e quintessenza apotropaica della fede cristiana e cattolica. Il bastone fu trafugato da un convento dei padri carmelitani nel Sussex, in Inghilterra, dove veniva esposto già nel ‘200. Di proprietà degli Hampden fino al ‘700, la sua autenticità fu avallata da un episodio ‘miracoloso’ che vide salva in un rovinoso incendio la sola stanza in cui il bastone si trovava. Arrivato a Napoli nel 1712 (con atto notarile rogato in inglese a Londra) come dono al celebre evirato, il cantante lirico Giuseppe Grimaldi detto Nicolino, nella cui abitazione sulla Riviera di Chiaia, dopo ricognizione e autorizzazione apostolica, fu esposto pubblicamente a partire dal 1714. «11 concorso di popolo era considerevole; anche i membri della famiglia del Viceré si recavano presso la casa del Grimaldi per venerare la reliquia. Tra musiche e grandi apparati scenografici allestiti in occasione della festa di San Giuseppe, quando la folla si accalcava per toccare l’oggetto di devozione, non pochi fedeli, al momento di baciare il bastone, staccavano dei frammenti per portarli a casa e venerarli come minuscole reliquie. Il cantante provvide allora a porre accanto al bastone un maggiordomo perché vegliasse su di esso; le sollecitazioni del custode a non danneggiare la sacra reliquia, a non sfregarla, pronunciate con marcato accento veneto, diedero vita al colorito detto napoletano: “Non sfruculiare la mazzarella di San Giuseppe”.
Il 17 gennaio del 1795, alla presenza del sostituto del re, il principe di Scilla, con solenne processione e festa durata otto giorni, per volontà degli eredi della famiglia Fago, imparentati con Grimaldi, il bastone fu donato e trasferito definitivamente presso la chiesa di San Giuseppe dei Nudi. Ancora oggi il fascino esercitato da questa preziosa reliquia risponde a sollecitazioni complesse e articolate, che, pur mondate di derive folkloriche, permettono di conferirgli un forte potere di attrazione, perpetuato dalla memoria del sacro e del rituale.

Nella chiesa: dipinti di D’Agostino, un organo e un gigantesco busto graffiato dai fedeli

Annessa al palazzo sede dell’Istituzione è la chiesa di San Giuseppe dei Nudi, che prospetta sul largo omonimo. Innalzata nel 1750 secolo su progetto dell’architetto Giovanni Del Gaizo, fu ristrutturata nel 1888 in occasione della visita del pontefice Pio IX, come ricorda la lapide in marmo posta su una parete dell’abside, un tempo lustra delle decorazioni del pittore Gaetano D’Agostino. Qui ogni anno si svolgeva il rito della ‘vestizione’ dei poveri e bisognosi, ai quali venivano donati gli abiti esposti lungo le pareti della navata alla presenza dei sovrani e delle più alte cariche del Regno. Inoltre la chiesa ospita un prezioso organo a muro databile alla seconda metà del ‘700, con cassa barocca serliana ricca di decorazioni in legno dorato, intagliato e scolpito. L’organo è sistemato in una elegante cantoria, arricchita dalle insegne dell’Ente e dai dipinti di D’Agostino risalenti al 1888. Nella chiesa si conserva infine un formidabile busto in cartapesta modellata argentata e dorata su base in legno intagliato di fattura tardo settecentesca. Alla base del busto sono visibili i ‘graffi’ procurati dalle mani dei fedeli adoranti quando esso veniva esposto al pubblico con il prezioso bastone fiorito, in occasione delle ricorrenze più importanti come quella 19 marzo di ogni anno, giorno dell’onomastico del santo protettore del pio sodalizio.

Almerinda Di BenedettoAlmerinda Di Benedetto, napoletana, e professore associato presso l’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, dove insegna Storia delle Arti contemporanee e Fonti e Metodi per la Storia dell’Arte del Territorio. È autrice di alcune monografie e numerosi saggi incentrati sulla produzione artistica del XIX secolo e della prima metà del XX. Dal 2016 è consulente per il patrimonio storico artistico della Fondazione dell’Opera di San Giuseppe dei Nudi, per la quale ha curato di recente il volume Il Real Monte e Arciconfraternita di San Giuseppe dell’Opera di Vestire i Nudi. La carità tra fede, arte e storia (1740-1890), Nicola Longobardi editore, 2017.

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